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Il futuro per Olidata
Cybersecurity e Difesa

La sicurezza informatica non è più soltanto una questione di protezione di reti, server e dati. Oggi il cyber è diventato uno degli ambienti nei quali si misurano la sicurezza di un Paese, la continuità dei suoi servizi essenziali e, sempre più spesso, la sua capacità di difesa.

È in questo scenario che si inserisce il disegno di legge sulla Difesa approvato dal Consiglio dei ministri nell’agosto 2026, che introduce il concetto di “spazio cibernetico di interesse nazionale per la difesa e la sicurezza militare dello Stato” e rafforza il ruolo della componente militare italiana nel dominio cyber.

Una trasformazione che non riguarda soltanto le Forze armate. Le decisioni prese oggi sul piano della sicurezza cibernetica avranno infatti effetti anche sul rapporto tra istituzioni, imprese, infrastrutture critiche e filiere tecnologiche. 

Che cos’è lo spazio cibernetico di interesse nazionale

Uno degli aspetti centrali del DDL è l’introduzione dello “spazio cibernetico di interesse nazionale per la difesa e la sicurezza militare dello Stato”. Il concetto serve a individuare l’insieme dei sistemi digitali che, per la loro funzione, hanno un valore diretto per la sicurezza e l’operatività della Difesa.

Non si parla quindi soltanto di reti informatiche o server. Nel cyberspazio rientrano anche i sistemi che collegano il digitale al mondo fisico: tecnologie che gestiscono comunicazioni, controllano impianti, governano macchinari o permettono il funzionamento di infrastrutture e piattaforme.

Questo è un passaggio importante perché amplia il significato stesso di sicurezza informatica. Proteggere il cyberspazio non significa più soltanto impedire il furto di dati o l’accesso non autorizzato a una rete, ma anche evitare che un attacco digitale possa produrre conseguenze concrete: interrompere un servizio, compromettere un’infrastruttura o ridurre la capacità operativa di un sistema.

Il cyber come dominio operativo e la sfida delle minacce ibride

Il nuovo quadro normativo si inserisce in un percorso già avviato dalla Difesa italiana, che considera ormai il cyber uno dei domini operativi da integrare con terra, mare, aria e spazio. 

Il dominio cibernetico non rappresenta più soltanto un supporto tecnologico alle attività tradizionali, ma un vero ambiente operativo, nel quale è necessario sviluppare capacità specifiche di prevenzione, protezione, analisi e risposta. 

In questa direzione, il DDL attribuisce al Capo di Stato Maggiore della Difesa il ruolo di autorità cyber del Ministero della Difesa, rafforzando e rendendo più organica una trasformazione che era già in corso sul piano organizzativo.

Questo rafforzamento della componente militare non sostituisce però il sistema nazionale di cybersicurezza già esistente. L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) e CSIRT Italia continuano a presidiare il versante civile, mentre la Difesa assume responsabilità specifiche quando la dimensione cyber riguarda la sicurezza militare e la difesa dello Stato.

Il coordinamento tra queste strutture sarà particolarmente importante nei casi in cui un attacco coinvolga infrastrutture o servizi strategici, come telecomunicazioni, energia o servizi digitali, rilevanti sia per il Paese sia per la Difesa.

Questa evoluzione assume particolare rilievo di fronte a minacce sempre più ibride, che possono combinare attacchi informatici, sabotaggi, disinformazione e pressioni sulle infrastrutture. Scenari complessi, nei quali strumenti diversi possono essere utilizzati contemporaneamente per perseguire lo stesso obiettivo. 

Il valore strategico dei dati

La trasformazione della Difesa passa anche da un elemento sempre più centrale: il dato.

La Strategia Digitale della Difesa 2026-2030 punta infatti verso un modello sempre più data-centrico, nel quale poter disporre di informazioni affidabili, protette e rapidamente utilizzabili diventa essenziale per comprendere gli scenari e prendere decisioni tempestive.

In questa prospettiva, il dato non è più soltanto una risorsa informatica da custodire, ma assume un vero valore strategico. Raccogliere informazioni, proteggerle e trasformarle in conoscenza significa aumentare la capacità di analisi e di risposta, soprattutto in contesti complessi e in rapida evoluzione.

Non sorprende quindi che il nuovo quadro attribuisca al vertice militare anche una responsabilità unitaria sulla gestione dei dati della Difesa. Sicurezza, capacità di calcolo, intelligenza artificiale e gestione delle informazioni diventano così parti sempre più connesse dello stesso ecosistema digitale.

Data center e sovranità del dato

La crescente centralità del dato porta con sé una seconda questione: come utilizzare infrastrutture tecnologiche sempre più potenti mantenendo un adeguato controllo sulle informazioni più sensibili.

Su questo tema si è soffermato anche Cristiano Rufini, Presidente di Olidata, sottolineando come la crescita degli investimenti nei data center debba andare di pari passo con una maggiore attenzione alla sicurezza e alla sovranità del dato.

Secondo Rufini, collaborare con i grandi operatori globali del cloud resta fondamentale, considerando le infrastrutture, le competenze e le capacità tecnologiche sviluppate attraverso investimenti di grande portata. Il punto, quindi, non è rinunciare a queste risorse, ma stabilire come utilizzarle preservando il controllo sugli elementi più strategici.

Come ha evidenziato il Presidente di Olidata, “la vera partita sarà sulla protezione del dato e sulla sovranità nazionale del dato”. Un principio che riguarda non soltanto il luogo in cui le informazioni vengono conservate, ma anche il modo in cui vengono protette e governate, ad esempio mantenendo sotto controllo nazionale le chiavi crittografiche utilizzate per proteggerle. La sovranità digitale significa quindi poter beneficiare delle migliori infrastrutture disponibili senza rinunciare alla sicurezza e al controllo delle informazioni strategiche. 

Competenze cyber: nasce lo Specialista Cyber Militare

Il rafforzamento delle capacità cyber della Difesa non riguarda soltanto tecnologie e infrastrutture, ma anche le competenze necessarie per utilizzarle e proteggerle.

Il DDL interviene anche sul fronte delle competenze, introducendo la figura dello Specialista Cyber Militare, dedicata a personale con una preparazione avanzata nel dominio cibernetico. Un passaggio che riconosce quanto le professionalità specialistiche siano decisive per trasformare nuove strutture e tecnologie in capacità operative concrete.

Una nuova fase per la sicurezza digitale italiana

Il nuovo spazio cibernetico di interesse nazionale segna un passaggio importante nell’evoluzione della sicurezza digitale italiana. Il cyber entra sempre più chiaramente nella strategia di difesa del Paese, mentre per il sistema industriale cresce la necessità di sviluppare tecnologie e infrastrutture sicure, affidabili e resilienti fin dalla progettazione

Per Olidata, questa evoluzione conferma quanto sicurezza e innovazione siano ormai dimensioni inseparabili. Proteggere dati e infrastrutture digitali, garantire continuità operativa e mantenere il controllo degli asset strategici significa contribuire alla resilienza e alla competitività del sistema Paese, facendo della sicurezza non un limite all’innovazione, ma una delle condizioni necessarie per renderla sostenibile nel tempo.