Nel 2026 la Direttiva NIS2 diventa un tema prioritario non solo per chi opera in settori strategici, ma anche per molte aziende che lavorano come fornitori di servizi digitali, tecnologia e infrastrutture.
La ragione è semplice: la direttiva sposta l’attenzione dalla “conformità formale” alla capacità operativa, cioè alla possibilità di dimostrare che l’organizzazione è in grado di prevenire incidenti, rispondere rapidamente e garantire continuità dei servizi essenziali.
Che cosa è la NIS2?
La NIS2 è la nuova direttiva europea sulla cybersicurezza: il nome deriva dall’acronimo NIS (Network and Information Systems), cioè Reti e Sistemi Informativi, e il “2” indica che si tratta dell’evoluzione della prima direttiva NIS del 2016.
Il suo obiettivo è alzare in modo concreto e uniforme il livello di sicurezza digitale nell’Unione Europea, soprattutto per le organizzazioni che erogano servizi essenziali o che hanno un ruolo critico nella filiera tecnologica.
Per questo punta a rafforzare aspetti come governance, responsabilità, gestione del rischio, controllo della supply chain e capacità di risposta agli incidenti, spostando l’attenzione dalla conformità formale alla resilienza operativa.
Dal punto di vista normativo, la NIS2 è la Direttiva (UE) 2022/2555 ed è stata recepita in Italia con il D.Lgs. 138/2024.
Per molti soggetti, il 2026 è l’anno in cui entra nel concreto la fase applicativa: l’ACN (Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale) ha pubblicato pagine e indicazioni operative dedicate alle “modalità e specifiche di base”, utili per capire come tradurre gli obblighi in attività misurabili, verificabili e quindi più facili da gestire anche in ottica di evidenze.
Cosa richiede la NIS2 e perché è un tema centrale nel 2026
La NIS2 si applica direttamente a organizzazioni definite “essenziali” o “importanti” in diversi settori. Tuttavia, l’effetto più ampio riguarda anche la filiera: quando un’azienda è soggetta alla NIS2, tende a richiedere standard minimi di sicurezza anche ai propri fornitori, perché i partner diventano parte del rischio complessivo.
Quando un’azienda rientra nel perimetro NIS2, infatti, tende a richiedere requisiti minimi anche a fornitori e partner tecnologici, perché la sicurezza complessiva dipende anche da servizi esterni, accessi remoti, cloud e componenti software di terze parti.
È uno dei motivi per cui il 2026 è un anno centrale: molte imprese, anche non direttamente soggette, iniziano a ricevere richieste di adeguamento da clienti, grandi aziende e Pubbliche Amministrazioni.
La direttiva NIS2 chiede quindi una cosa molto chiara: la cybersecurity non deve dipendere dall’improvvisazione. Per questo spinge verso un modello organizzato e verificabile, basato su cinque pilastri.
Governance e responsabilità
La cybersecurity non è solo un tema tecnico: è anche organizzazione. In caso di incidente deve essere chiaro:
- chi decide le azioni urgenti;
- chi coordina le attività operative;
- chi comunica con l’esterno e con le autorità;
- chi esegue le attività tecniche.
Gestione del rischio
“Gestione del rischio” significa identificare ciò che conta davvero e stabilire le priorità. Significa capire quali servizi devono rimanere disponibili (o ripartire rapidamente), quali dati sono più critici, quali dipendenze esterne sono indispensabili e quali accessi rappresentano il rischio maggiore, soprattutto quelli amministrativi e privilegiati.
Misure tecniche e organizzative “di base”
La NIS2 chiede un livello minimo di sicurezza coerente e verificabile. Qui entra in gioco il concetto di baseline, cioè un set di misure “di base” da implementare come punto di partenza (governance, risk management, controllo accessi, continuità, ecc.).
Gestione degli incidenti e notifica
La sicurezza non è solo prevenzione: è capacità di rilevare, contenere, ripristinare e imparare. La NIS2 rafforza l’attenzione sulla capacità di rilevare e contenere un evento, ripristinare i sistemi e fare analisi finale per migliorare.
Qui diventano centrali strumenti e processi spesso citati ma poco strutturati nella realtà:
- Incident response: è il piano di gestione dell’incidente, che include rilevazione, contenimento, ripristino e analisi finale;
- Playbook: una procedura operativa pronta (es. “cosa facciamo se subiamo un ransomware?”);
- Logging: la registrazione degli eventi (i “log”), cioè la raccolta e conservazione delle tracce utili a capire cosa è successo.
ACN ha pubblicato anche linee guida sul processo di gestione degli incidenti in ottica NIS2, utili per strutturare ruoli e fasi di risposta.
Sicurezza della filiera
La supply chain è l’insieme di fornitori, partner e servizi esterni che rendono possibile l’operatività di un’organizzazione. Molti incidenti nascono da terze parti: un accesso remoto non protetto, un software non aggiornato, un servizio cloud configurato in modo errato. Per questo la NIS2 spinge verso requisiti minimi contrattuali, controllo degli accessi dei fornitori e procedure condivise in caso di incidente.
Azioni ad alta resa: da dove partire
Per avviare un percorso credibile, senza trasformarlo in un progetto infinito, è utile partire da poche azioni ad alta resa:
- mappare i servizi critici e le principali dipendenze (cloud/fornitori/OT se presenti);
- definire ruoli, responsabilità e reperibilità (anche fuori orario) con una catena di escalation chiara;
- predisporre playbook essenziali per gli scenari più comuni (ransomware, credenziali compromesse, data leak);
- verificare backup e ripristino con un test reale;
- rafforzare logging e monitoraggio, per ridurre i tempi di rilevamento e produrre evidenze utili;
- eseguire una simulazione tabletop (“esercitazione da tavolo”): una prova guidata, senza impatti sui sistemi, per verificare decisioni e comunicazioni.
Come si è arrivati alla NIS2
La NIS2 è l’evoluzione della prima direttiva NIS (2016). Negli anni successivi, tre fattori hanno spinto l’Europa ad alzare l’asticella della cybersicurezza:
- digitalizzazione accelerata (servizi online e cloud sempre più centrali);
- filiere più interconnesse (fornitori e partner integrati nei processi);
- crescita di attacchi ad alto impatto, come ransomware e compromissioni di terze parti.
La Direttiva (UE) 2022/2555 ha quindi ampliato il quadro, rafforzando governance, gestione del rischio e capacità di risposta agli incidenti. In Italia, questo impianto è stato recepito con il D.Lgs. 138/2024
Cosa ci si aspetta dal futuro
Nel prossimo biennio è realistico attendersi:
1) Maggiore attenzione alle evidenze: procedure, test, esercitazioni e tempi di ripristino saranno sempre più importanti: non basta “avere un documento”, serve dimostrare che i processi funzionano.
2) Più richieste ai fornitori: anche le aziende non direttamente nel perimetro NIS2 potrebbero ricevere richieste di requisiti minimi da clienti e PA (questionari, SLA di sicurezza, controlli sugli accessi).
3) Approccio più “continuo” alla cyber resilience: la resilienza diventa un ciclo: valutare, proteggere, monitorare, rispondere e migliorare. Questo riduce la distanza tra norma e realtà operativa.
Adeguarsi alla NIS2 significa costruire una sicurezza sostenibile nel tempo, che unisca organizzazione e tecnologia.
In questo scenario, Olidata affianca aziende e Pubbliche Amministrazioni con servizi orientati all’operatività: assessment e percorsi di adeguamento NIS2, supporto alla governance, rafforzamento della capacità di rilevamento e gestione degli incidenti.





